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Si è scelto di non decidere...
A Copenaghen si doveva salvare il mondo, si sono salvate invece le industrie petrolifere, del carbone, del nucleare e, con loro, l'economia irresponsabile dei Paesi industrializzati di vecchia e nuova generazione. Dobbiamo rassegnarci, chi non sa decidere in tempo ci arriva per necessità. Le isole nell'Oceano Pacifico non ci riguardano, quando scompariranno l'isola d'Elba e le Tremiti insieme a Venezia, forse cominceremo a preoccuparci. Verso la catastrofe con ottimismo allora! Da Copenaghen tutti dicono che è stato un fallimento e che ci sono rischi seri, superata la soglia dei tre gradi cosa ci aspetta? Nulla di bello, probabilmente! Intanto da Copenaghen cosa ci aspettavamo?
Sono mancate le basi per un accordo vincolante che fosse un accordo equo, che distribuisse i pesi per ridurre il rischio, per rimanere al di sotto dei due gradi di aumento di temperatura. In realtà alcuni mettono in discussione anche questo obiettivo, già scritto nel documento del G8, comunque accettato dalla Comunità internazionale da tutti gli Stati. Ma già con un 1,5 gradi molte piccole isole verrebbero sommerse dall’aumento del livello dei mari che è un effetto combinato tra lo scioglimento degli ghiacciai della Groenlandia e la dilatazione termica degli oceani. Non si è chiuso alcun accordo, gli impegni presi porteranno a una riduzione delle emissioni dell’ordine del massimo del 20%, quando occorre almeno il doppio per stare in un percorso che ci porti entro il secolo a un aumento di solo due gradi. In realtà con gli impegni presi andremo oltre i tre gradi. Il vertice lascia il pianeta in una situazione in cui il caos climatico è garantito e si illustra sotto vari aspetti, un aumento del numero di persone del mondo che sono a rischio siccità salirebbe, dagli attuali 400 milioni, fino a 1.700.000.000.
Con il verosimile aumento di oltre 3 gradi che avremo, ad esempio, le aree più soggette al rischio di andare sott'acqua sono quelle del nord Adriatico e dello Ionio, l'ENEA ha calcolato 35/36 punti in cui la costa italiana andrebbe in crisi. Cosa deve succedere adesso? A Copenaghen non si è chiuso definitivamente il capitolo, quindi rimane una fiammella accesa, abbiamo un anno di tempo per poter aggiornare il protocollo di Kyoto e i Paesi con più lunga industrializzazione dovranno prendersi le loro responsabilità, i Paesi emergenti devono invece accettare di stare al tavolo. Però tutto è stato bloccato dall'assenza di impegni precisi dei Paesi industrializzati. Pur considerando i paaesi emergenti che oggi emettono molto (ricordiamo che la Cina ha superato gli Stati Uniti in termini di emissioni) bisogna ricordare che la composizione chimica dell’atmosfera è il risultato di emissioni avvenute negli ultimi 100 anni, l’anidride carbonica ha un tempo di resistenza atmosferica nell’ordine dei 100 anni, quindi guardando al complesso delle emissioni dell’ultimo secolo, i Paesi di lunga industrializzazione contano per il 75%, anche se la Cina oggi ha superato gli Stati Uniti, in realtà come responsabilità storica, Stati Uniti e Europa hanno la massima responsabilità.... Abbiamo visto che da parte di alcuni Paesi la disponibilità a trattare ci sarebbe, a patto cge si mettano però anche sul tavolo i soldi.E' chiaro infatti che nessun accordo internazionale può essere fatto senza risorse da dare a quei Paesi. Non parliamo certamente di paesi emergenti come la Cina ma di altri paesi che hanno più difficoltà ad adattarsi ai cambiamenti che colpiranno in particolare l’Africa e le coste dell’Asia che andranno sott’acqua... S oldi che servono ad accedere alle tecnologie per ridurre le emissioni e per riconoscere a quei Paesi, nei quali ci sono ancora le grandi foreste pluviali (pensiamo all’Indonesia, al Brasile, al Congo) un riconoscimento del ruolo nel clima globale, soldi in cambio di una risorsa fondamentale per la biodiversità, per la stabilità del clima. Infatti la deforestazione da sola conta il 20% dell’effetto complessivo. Abbiamo visto quindi una conferenza fallire. E va ricordato che 4 attivisti di Greenpeace sono andati in carcere, sono quelli che hanno fatto un blitz durante la sfilata dei capi di Stato per la cena a Copenaghen. Abbiamo avuto la situazione paradossale nella quale i capi di Stato che hanno fatto fallire l’incontro se ne sono tornati a casa con i loro Jet personali, non avendo fatto il loro mestiere, e gli attivisti che si sono esposti ai rischi, che Greenpeace corre sempre quando fa delle proteste spettacolari, sono stati lontano dalle loro famiglie durante le feste. Il vertice ha deluso oltre le aspettative... però speravamo che il Presidente Obama avesse la capacità di far fare veramente un passo in avanti, invece c’è stato un documento che di fatto non chiude il discorso, ma rinvia sostanzialmente a vedere cosa succederà. Sembra la sceneggiatura di un film apocalittico, la corsa contro il tempo, gli attivisti e gli scienziati da una parte e la politica insofferente. Sì, è un po’ questo, l’unica cosa cambiata rispetto all'era Bush, è che adesso nessuno si permette, come purtroppo ogni tanto succede ancora nella stampa di questo Paese provinciale che è l’Italia, di dire che il cambiamento del clima non è colpa dell’uomo, che le cose non stanno così male. Purtroppo i segnali che arrivano dalla comunità scientifica sono preoccupanti. Un giornale ha titolato L’Italia paralizzata dalla neve e lo chiamano surriscaldamento del pianeta! ecco un po’ di disinformazione sul tema... C’è sempre purtroppo questa cattiva abitudine di mettere insieme la climatologia con la meteorologia. Si tratta di due cose diverse, quando noi parliamo di aumento di temperatura parliamo di aumento della temperatura media nel corso dell’anno, ma non è che con l’aumento del riscaldamento globale smette di nevicare, il ciclo dell’acqua cambia, cambiano il numero di giorni all’anno in cui questi fenomeni si presentano. Ci sono persone che per mestiere stanno sul territorio mondiale e si rendono conto di come le cose stanno cambiando in maniera visibile, ci sono fioriture fuori stagione, sempre più frequenti e ad esempio fenomeni di sbiancamento delle barriere coralline. Il clima sta cambiando e questo in molti posti del pianeta è visibile, in particolare in quella che si chiama la cliosfera, la diminuzione complessiva della copertura ghiacciata del pianeta, questo è l’effetto più tangibile che dà una media del fenomeno molto precisa ed è una delle prove più importanti: l’andamento dei ghiacciai e della superficie ghiacciata del pianeta.
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